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Quanti impianti servono per un'arcata senza denti?

Le tecniche chirurgiche in base al caso clinico

impantologia quanti impianti servono per riabilitare un'arcata senza denti

Nei casi di edentulia totale è possibile ricorrere a diverse tecniche chirurgiche per riabilitare l'intera arcata dentale. Queste metodiche, che mette in atto il chirurgo implantologo, dipendono dalla condizione dell'osso dove vanno integrati gli impianti e differiscono solitamente in base a due variabili: numero di impianti collocati e posizione degli impianti.

La salute dell'osso, mascellare o mandibolare, è quindi fondamentale nella scelta della tecnica da parte dell'implantologo, il quale deve avere a disposizione il giusto spessore e una giusta consistenza. Non sempre, infatti, l'osso è in buone condizioni, in casi estremi può addirittura essere quasi del tutto assente.

Per questo motivo, ogni caso clinico, presentando le sue peculiarità, può richiedere l'utilizzo di una tecnica piuttosto che  un'altra. A deciderlo è l'odontoiatra implantologo dopo avere analizzato attentamente le condizioni cliniche generali del paziente, la radiografia panoramica e la TC Cone Beam (più nota come TAC).

Implantologia All on Four

Una tecnica molto spesso usata nelle riabilitazioni, sia di arcate superiori che inferiori, è chiamata All on Four che in italiano significa "Tutto su 4". Il chirurgo implantologo, in questo caso, introduce nell'osso 4 impianti dentali andando a sfruttare al massimo l'osso presente. (Leggi anche Implantologia All on Four: tutto quello che c'è da sapere)

Implantologia All on Six

Si ricorre a questa particolare tecnica quando si ritiene necessario introdurre un maggior numero di impianti rispetto alla tecnice All on Four, precedentemente descritta, per creare un assetto implantare più resistente per la stabilità della protesi fissa.

Implanti zigomatici

Nella riabilitazione dell'arcata superiore, quando è presente una gravissima atrofia mascellare e non c'è più tessuto osseo dove ancorare gli impianti, una soluzione molto indicata è quella degli impianti zigomatici, esclusivamente o in concomitanza di altre metodiche.

Siamo in presenza di una tecnica più invasiva rispetto all' All on Four e All on Six in quanto prevede l'introduzione degli impianti direttamente negli zigomi. Queste ossa, infatti, presentano un'ottima consistenza in grado di permettere l'osteintegrazione degli impianti.

Gli impianti zigomatici, mentre l'inclinazione è sempre obliqua, per quanto riguarda il numero di impianti utilizzati non c'è un numero standard: possono essere collocati soltanto 4 impianti zigomatici, due per lato, 2 impianti zigomatici (1 per lato) insieme ad altri impianti endossei nella parte centrale oppure 2 impianti zigomatici per lato con impianti pterigoidei (leggi dopo la descrizione di questa tipologia di impianti dentali).

I casi con grave atrofia mascellare richiedono, quindi, particolare attenzione nello studio del caso e della tipologia e numero di impianti da inserire.

Gl impianti zigomatici, che consentono di evitare la tecnica più invasiva dell'innesto di osso, hanno una percentuale di successo che oscilla tra il 98% il 100% (secondo la lettratura scientifica e anche la casistica del dr. Cesare Paoleschi).

(Per maggiori approfondimenti su questa tecnica implantologia e per visionare i numerosi casi clinici del dr. Cesare Paoleschi è possibile visitare il sito www.impiantizigomatici.it)

Impianti pterigoidei

Gli impianti pterigoidei, invece, vengono inseriti nella regione della tuberosità mascellare dietro i molari superiori raggiungendo le lamine ossee dello sfenoide. Quest’ultime sono molto resistenti e danno grande stabilità all’impianto.

Questa tipologia di impianti molto spesso vengono utilizzati insieme agli impianti zigomatici per garantire una assetto implantare molto stabile.

tecniche di implantologia

Quando è possibile fare il carico immediato?

Tutte queste tecniche sopra descritte sono compatibili con la tecnica del carico immediato. (Leggi anche Carico Immediato: la guida completa)

Nei casi clinicamente idonei, infatti, la protesi fissa può essere ancorata agli impianti appena dopo 24-72 ore dall’intervento chirurgico. Questa possibilità viene valutata dal chirurgo implantologo al termine dell’operazione mediante un’apposita apparecchiatura (chiave dinamometrica) che valuta la stabilità degli impianti appena inseriti.

Nel caso di assenza delle condizioni per effettuare il carico immediato, il paziente deve attendere il completamento del processo di osteointegrazione che avviene solitamente in circa 5-6 mesi dall'intervento chirurgico.

Come sapere quanti impianti servono?

Il modo migliore per sapere quale tecnica occorre per il proprio caso e quanti numero di impianti servono è quello di sottoporsi ad un check-up con un odontoiatra esperto che, dopo avere valutato tutti i fattori clinici, potrà delinare un progetto di riabilitazione personalizzato e idoneo alla propria condizione clinica.

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